Il Museo Diocesano Tridentino

Arazzi fiamminghi

Pieter van Aelst (Waterloes, 1450 ca-? 1531/1533), Deposizione di Cristo, 1511-1528.

Gli arazzi esposti in questa sala furono acquistati ad Anversa nel 1531 dal principe vescovo Bernardo Cles (1514-1539) che li utilizzò per decorare la camera del Torrione di Sopra, nella residenza del Castello del Buonconsiglio. In occasione del Concilio di Trento costituirono il prezioso arredo dell'aula conciliare ricavata nel coro della Cattedrale di S. Vigilio.
Gli arazzi fanno parte di un ciclo definito dalla critica "straordinario e forse unico in Italia". La Passione di Cristo fu realizzata a Bruxelles presso l'atelier di Pieter Van Edinghen, detto van Aelst, il più importante imprenditore e produttore trentino di arazzi del tempo. Il "Valletto di camera e arazziere" di Filippo il Bello, "tappezziere di corte" di Carlo di Lussemburgo e di Margherita d'Austria, ebbe grande rinomanza tanto che Papa Leone X Medici nel 1515 volle affidargli l'esecuzione di una serie di dieci arazzi raffiguranti Gli Atti degli Apostoli su cartone di Raffaello, destinati a decorare dal 1519 la Cappella Sistina.
La Passione di Trento deriva da un'editio princeps del 1507: di questa prima serie a Madrid si conserva l'arazzo della Deposizione la cui bordura interna è costituita da pinnacoli gotici. Gli arazzi di Trento presentano invece pilastri decorati a candelabra di stile rinascimentale, una delle modifiche introdotte sui cartoni originari per aggiornare il ciclo e avvicinarlo al gusto degli acquirenti. Si presume che l'ammodernamento dei cartoni sia avvenuto dopo il 1511, dal momento che il ciclo di Trento contiene riferimenti a incisioni di Dürer pubblicate in quell'anno. E' probabile che a partire da quella data siano stati disponibili due diverse serie di cartoni, frutto dell'elaborazione di quelli precedenti di cui una venne utilizzata per il ciclo di Trento, l'altra (che presenta elementi desunti dalla Passione Quadrata fornita da Pieter de Pannemaker nel 1520 a Margherita d'Austria) diede origine all'edizione appartenuta a Carlo V e conservata in parte a Madrid.
I sette arazzi presentano un'analoga organizzazione delle scene rappresentate: l'episodio principale occupa la parte inferiore, quelli secondari la parte superiore. Nella Natività e nella Lavanda dei piedi la divisione tra le varie scene è affidata a elementi architettonici che assumono la funzione di inquadrare e quasi isolare l'episodio entro l'affollatissima rappresentazione: la bordura interna di ciascun arazzo è costituita, come si è detto, da pilastri con motivi a candelabra; solamente nel Cristo davanti a Caifa, arazzo del quale non è nota alcuna replica, tale bordura non compare. Diversamente dagli altri panni, che presentano marcati riferimenti alla produzione grafica dureriana e fiamminga, Cristo davanti a Caifa si lega più strettamente alla produzione di Colyn de Coter. La critica ha pertanto ritenuto che l'arazzo in questione non faccia parte della serie. Analoghi dubbi sorgono sulla Resurrezione, anch'essa priva di repliche.