Le tappe e i protagonisti della revisione e dell'abrogazione del culto

All'inizio del XX secolo prende avvio il lento processo di revisione dei culti legati ai presunti omicidi rituali ebraici, già messi in dubbio da isolate figure nel corso dei secoli precedenti.

Il 'caso' di Simonino da Trento è tra i primi ad essere messo in discussione: nel 1903 Giuseppe Menestrina riesamina le fonti processuali e giunge a negare la veridicità del martirio. Il suo studio, che non trova immediato riscontro, esce a ridosso della pubblicazione della Storia del beato Simone da Trento di don Giuseppe Divina (1902), un testo che invece ribadisce la piena credibilità storica della ricostruzione processuale.

 

Nel 1961 l'ebrea triestina Gemma Volli giunge a Trento per studiare le testimonianze storiche del 'caso' Simonino. Qui tenta di creare, con l'aiuto di Livia Battisti, un movimento d’opinione locale a favore della soppressione del culto del 'beato'.

A Trento incontra anche lo storico della Chiesa don Iginio Rogger, che alcuni anni prima, occupandosi del Simonino, aveva lamentato l’assenza di uno studio critico sulla vicenda trentina. Nel 1963 Iginio Rogger propone al vescovo Alessandro Maria Gottardi di affidare a Willehad Paul Eckert uno studio indipendente sul 'caso' Simonino.

 

I risultati dello studio di Eckert, usciti nel 1964, denunciano le pesanti distorsioni presenti nella procedura inquisitoria del tribunale trentino contro gli ebrei, giungendo a invalidare la sentenza per la mancanza di prove a loro carico.

Nel 1965 lo studio di Eckert viene sottoposto alla Sacra Congregazione dei Riti, che il 4 maggio dello stesso anno decide di rimuovere il culto del presunto martire. Il 28 novembre 1965, giorno della promulgazione del decreto Nostra Aetate, il culto del Simonino viene ufficialmente abrogato.