Il vestito dell'altro

Percorso di ricerca

Come ben sanno gli adolescenti, i vestiti, i cappelli, gli accessori ‘parlano’ di noi e degli altri. Comunicano appartenenze ed esclusioni, rivelano vicinanze o lontananze, dichiarano condizioni economiche e stato sociale. Se la scelta di vesti e ornamenti è oggi un fatto del tutto libero e personale, in passato l’abito poteva anche essere imposto come elemento distintivo e discriminante. Ebrei, eretici, musulmani, meretrici furono infatti obbligati, per ragioni di ordine diverso, a portare un ‘segno’ che li rendesse immediatamente riconoscibili. Attraverso l’analisi di fonti documentarie riferite all’introduzione di ‘contrassegni’ imposti in passato agli ebrei (la rotella gialla e il cappello a punta) e di alcune significative testimonianze iconografiche presenti in museo, che attestano come l’Occidente cristiano raffigurò l’alterità religiosa e gli oppositori della fede, i ragazzi potranno riflettere sui meccanismi di esclusione applicati in passato a interi gruppi sociali, etnici e religiosi e sulle tragiche conseguenze che ne derivarono.

Si discuterà inoltre dell’ampio uso di luoghi comuni, formulati applicando facili generalizzazioni e radicati pregiudizi a persone per lo più provenienti da altri paesi e della necessità, in una società sempre più multiculturale, multietnica e multireligiosa, di superare ogni preconcetto.


Modalità di svolgimento: in museo, online

Per chi: scuola secondaria di primo e di secondo grado