Chi siamo

Il nostro è uno dei primi musei diocesani fondati in Italia. E' trascorso più di un secolo da allora e molti sono stati i cambiamenti che hanno connotato il percorso di crescita di questa istituzione. Il museo è stato da principio laboratorio didattico per i seminaristi e 'luogo sicuro' per taluni beni della diocesi esposti al rischio di furto o degrado. Ma un museo non può certo limitarsi a custodire e preservare le testimonianze di arte e fede del territorio di propria competenza, né può esaurire il proprio compito nel semplice ‘mostrare’. Un museo non è un deposito né una vetrina.

Negli anni Novanta, in vista del riallestimento e della definizione del nuovo percorso espositivo, abbiamo concentrato l'attenzione sullo studio e catalogazione delle raccolte, sui programmi di restauro e manutenzione della sede e delle collezioni. Dal 1996 il museo ha cercato di ampliare il proprio pubblico rivolgendosi anzitutto alle scuole, con l'obiettivo di aggredire "la povertà educativa" con la cultura per "illuminare il futuro" delle nuove generazioni. Al contempo sono iniziate le attività espositive, i progetti di ricerca, le pubblicazioni, i corsi rivolti a docenti e al pubblico adulto, le iniziative per le famiglie, i programmi di catechesi con l'arte, i percorsi in città e sul territorio, il potenziamento dell'area comunicativa ... Si è passati cioè da un museo di 'conservazione', rivolto per lo più ad un unico target, ad un museo di 'relazione', in dialogo con pubblici diversi.

Ma altre sfide ci aspettano! Un museo è percepito come componente fondamentale della società solo se riesce a rapportarsi con il proprio tempo, attraverso un percorso di continua ridefinizione e riposizionamento. Un museo deve saper cogliere i bisogni sociali e culturali della propria comunità, deve contribuire alla costruzione di una società più coesa e responsabile, lavorando per sostenere l'integrazione, l’accessibilità, l’inclusione sociale, sensibilizzando i visitatori al principio dell'accoglienza, abbattendo le barriere, materiali e immateriali, fisiche e intellettuali, che possono comportare l'esclusione dalla vita culturale della comunità.

Oggi siamo chiamati a confrontarci con una società plurale e globalizzata, nella quale coabitano culture e fedi diverse. Il museo, e un museo ecclesiastico in particolare, può svolgere una funzione strategica di raccordo, favorendo il dialogo interculturale e interreligioso attraverso il patrimonio che conserva.

Per vincere le molte sfide a cui siamo chiamati, lo sguardo non può essere rivolto solo al passato. E' necessario favorire l’incontro tra le opere antiche che custodiamo e i processi estetici del presente, per avvicinare il pubblico all’elaborazione culturale del nostro tempo. L’arte contemporanea può fungere da utile ‘navigatore’ per tentare di ricomporre un progetto culturale che metta al centro la tensione verso l’assoluto, la necessità di bellezza, la spiritualità, che apra alla riflessione sulle grandi domande della vita. Questo è l'impegno che il Museo Diocesano Tridentino assume per il futuro.

 

La Direttrice del Museo Diocesano Tridentino
arch. Domenica Primerano